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“70072: la bambina che non sapeva odiare”.

“70072: la bambina che non sapeva odiare”.

Il Museo Nazionale del Cinema organizza il 23 maggio 2021, alle ore 20.30 presso la Sala
Due del Cinema Massimo la proiezione speciale a ingresso libero di 70072: la bambina che non sapeva odiare di Elso Merlo che sarà introdotta dal regista e dalla protagonista Lidia Maksymowicz.

Redazione.

La storia di Lidia Maksymowicz diventa un docufilm con documenti e filmati d’epoca, alcuni inediti mai visti in Italia e si svolge fra la Valle d’Aosta, l’alto e il basso Canavese, nell’ideale viaggio di ritorno dal Parco Nazionale del Gran Paradiso a Cracovia e Auschwitz-Birkenau, in Polonia.
Un racconto lucido e coinvolgente, a tratti drammatico e con un finale a sorpresa narrato con la volontà di far capire quali sono i momenti difficili della vita, seppur serena, di chi deve fare i conti con un incubo: quello di Auschwitz. La storia di Lidia è unica e straordinaria non solo per le vicende che l’hanno caratterizzata, ma anche e soprattutto per la lucida analisi e le riflessioni che fa della sua vita, così crude e al tempo stesso serene, e con una comune denominatore: nessun sentimento di odio o di rivalsa.

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Elso Merlo
“70072: la bambina che non sapeva odiare”
(2020, 57′)
Lidia Maksymowicz, convinta anche dalla sua amica-guida Renata, viene in Italia per visitare il Canavese e le montagne amate da Giovanni Paolo II in occasione del centenario della sua nascita.
Qui, ad Introd, incontra una giornalista, Alessandra, che le fa vedere la casa e il museo di Giovanni Paolo II e intanto chiede a Lidia chi sia, scopre la sua storia, e comincia a farsela raccontare, su quella panchina nella quale Giovanni Paolo II amava sedersi e contemplando le montagne immergersi nei suoi pensieri e nei suoi ricordi. Lidia così torna con la memoria indietro nel tempo, e rivive quei momenti della sua vita raccontandoli, come dice lei, a chi li può capire. Prima ad una bambina, poi ad un gruppo di adolescenti in una vecchia scuola, e a seguire ad una ragazza come
era lei ai tempi delle superiori, ad una giovane donna, ad una signora, ripercorrendo così le tappe della sua vita. Lidia tornerà anche fisicamente ad Auschwitz-Birkenau, dove è stata internata, e sarà accompagnata per tutto il suo racconto da quella bambina, Evelyn, che rappresenta la sua infanzia rubata dagli eventi, una vita la sua sulla quale irromperanno, riflettendo, anche inaspettati personaggi provenienti da esperienze e mondi solo apparentemente diversi.
Domenica 23 maggio, h.20.30, Sala Due, Ingresso libero.

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