COVID-19 The Day after: Lavoro, Scuola, Sanità, Commercio, Banche e Finanza, Intrattenimento e Cultura.

Dal lavoro alla sanità, dalla mobilità alla scuola, dal commercio alla finanza e fino alla cultura e all’intrattenimento nulla sarà uguale a prima dopo la crisi sanitaria mondiale causata da COVID-19.

di Giovanni Pugliese.

Stiamo vivendo in tutto il mondo una situazione surreale, quasi fossimo calati in uno di quei film apocalittici in cui è possibile contare e fare leva solo e soltanto sul nostro istinto di sopravvivenza. Tuttavia, al risveglio da questo incubo, democraticamente elargito dal Coronavirus a molti di noi, sarà necessario ripensare l’intero ordine sociale, economico e anche politico. Quindi, cosa accadrà dopo?  Quando tutto ciò sarò finito, quando il virus verrà finalmente sconfitto, quando ci risveglieremo da questo incubo. Come affronteremo la “ricostruzione”? E, soprattutto, quale sarà l’eredità di COVID-19?

E’ uno scenario che sintetizzo in pochi punti essenziali ma verosimili a ciò che potrebbe accadere:

  • Il Lavoro: l’economia italiana, ma direi anche mondiale, è quasi tutta terziarizzata. Ebbene,  durante questa fase della crisi sanitaria causata da COVID-19, abbiamo scoperto che il terzo settore, incluso quello avanzato, per intenderci e semplificare quello basato sul lavoro intellettuale, che utilizza come strumenti di lavoro prevalentemente dispositivi digitali e informatici, può essere de-localizzato, a casa. Lo smart working si può fare e, probabilmente, diventerà la modalità operativa del 60-70% della popolazione lavorativa mondiale.
  • La Scuola: con il decreto Moratti-Stanca del 17 aprile 2003 è stata legittimata la didattica a distanza a livello universitario. Si può imparare, studiare, interagire, intervenire, essere interrogati, fare i compiti stando più o meno dove si vuole. E’ sufficiente un computer, una rete internet stabile e i tools, oramai diffusissimi, per le videochat. In un primo momento la didattica a distanza è stata vista, a torto, malissimo; è stata spesso giudicata come un meccanismo attraverso il quale, pagando, ti faceva andare avanti negli studi e conseguire un diploma e anche una laurea. Oggi, la didattica a distanza si dimostra essere necessaria. Domani, sarà la consuetudine, un normalissimo nuovo modo di scolarizzarsi. Verranno impostate piattaforme ad hoc, nuovi orari di lezione, nuovi dispositivi per l’interazione; i professori verranno formati per affrontare al meglio questa rivoluzione, ma questa è la strada ed è un’eredità di COVID-19. A tale proposito, abbiamo chiesto un parere autorevole al Professore associato di pedagogia sperimentale Paolo Raviolo presso l’Università Ecampus di Novedrate (CO):

Professore, la crisi determinata dalla pandemia da Coronavirus ha reso necessaria la didattica a distanza. Sarà questa la modalità di fare scuola nel prossimo futuro?

In questo momento la didattica a distanza è una soluzione di emergenza, sostanzialmente volta a “sostituire” la presenza. L’elearning in per essere efficace deve essere progettato nel dettaglio e implementato con metodologie didattiche adeguate. Progettare l’e-learnign significa passare dalla progettazione didattica di curriculum alla progettazione di dettaglio delle singole unità didattiche, della singola lezione, adottando soluzioni come la flipped classroom, che mettono al centro l’allievo, rivedere il ruolo della valutazione formativa come feedback e spesso anche della valutazione finale. Tutto questo non può essere fatto in condizioni di emergenza e su vasta scala, anche se molto dipenderà dalla durata di questo difficile momento.

Sicuramente lo shock che stiamo subendo porta molti insegnanti a misurarsi con la didattica a distanza e a sperimentare forzatamente soluzioni innovative, anche andando oltre la sostituzione della lezione frontale con la videolezione, e a comprenderne meglio le dinamiche, i pregi e i limiti.

Nel futuro corriamo probabilmente due rischi, da un lato il potenziale rigetto della didattica telematica sulla base di un vissuto emergenziale, dall’altro la confusione tra una didattica a distanza di emergenza e l’e-learnig o il blended learning vero e proprio. Tra questi due estremi certamente avremo molti insegnanti che avranno forzatamente superato la frontiera della didattica digitale e che probabilmente non torneranno indietro, anche rientrando in aula, questo forse può essere una ricaduta “positiva” di questa terribile esperienza.

I feedback di docenti e studenti, d’altro canto, sono tutti positivi: maggiore attenzione; stessa interazione; stessi risultati. L’insegnamento “in class” potrebbe essere definitivamente sostituito dall’online?

Anche in questo caso dobbiamo tenere conto della situazione eccezionale in cui ci troviamo, con le famiglie chiuse in casa, in preda all’incertezza per il futuro, costantemente esposti al flusso informativo dei media online e broardcasting, Pier Cesare Rivoltella parla di sovradiscorsivizzazione. In questo contesto di isolamento il contatto digitale con il gruppo classe e con l’insegnante assume un ruolo di comunità educante “reale” che probabilmente la scuola faceva addirittura fatica a mantenere nel mondo prima del virus.

Non dobbiamo però dimenticare che questa dimensione digitale della scuola a distanza di emergenza rischia di enfatizzare in modo drammatico le dinamiche di esclusione sociale. In primo luogo il digital divide è tutt’altro che scomparso, non solo gli studenti che risiedono in aree non coperte dalle reti ad alta velocità rischiano di essere lasciati indietro, ma anche nelle grandi città le tecnologie digitali e le reti non sono accessibili a tutti nello stesso modo, oppure i problemi possono derivare da condizioni personali come la disabilità, se il perimetro diventa quello della propria abitazione allora la dimensione inclusiva che con fatica si cerca di implementare nella scuola rischia di venire meno.

Sicuramente dopo la grande emergenza avremo molti insegnati che avranno oltrepassato la frontiera del digitale e vi si avventurano con meno incertezza, avremo molti studenti che considereranno la dimensione digitale della scuola come non meno importante di quella fatta di banchi e aule. Tutti avranno preso coscienza del fatto che una parte importante del loro orizzonte esperienziale è inevitabilmente legato alla dimensione “virtuale”. Detto questo la scuola in presenza resterà centrale, possiamo supporre che in futuro la dimensione digitale della scuola non consisterà semplicemente nel registro elettronico e in qualche LIM, ma in un maggiore interesse di tutti ad avere la capacità di fare didattica anche con il digitale, magari anche solo per non farsi trovare impreparati da nuove emergenze planetarie.

  • La Sanità: 37 miliardi di euro in 10 anni. Questo è l’ammontare dei tagli alla Sanità italiana. La sanità dovrà necessariamente rientrare, quindi, tra quei pillar fondamentali di uno Stato moderno (rete di trasporti, sicurezza, reti idriche, reti primarie di comunicazione) che non possono mai andare in deficit finanziario. E questo vale per tutti i Paesi del mondo. Per la nostra stessa sopravvivenza su questo pianeta saranno necessari fondi sicuri e garantiti per la ricerca scientifica e medica, gli ospedali, le attrezzature mediche, i dispositivi medici, il personale altamente qualificato. Sulla Sanità non si potrà più risparmiare né tantomeno eseguire scellerati e indiscriminati tagli a livello di risorse economiche.
  • Il Commercio: Secondo il report Global B2C ECommerce Country Report 2019 , l’ammontare complessivo del commercio elettrico ha raggiunto e superato i 2 trilioni di dollari, cifra anche difficile da immaginare. Bisogna farsene una ragione; il commercio, così come lo abbiamo conosciuto fino ad ora, è destinato a trasformarsi in e-commerce. Le compravendite del prossimo futuro, anzi, del futuro post-COVID19, verranno effettuate con un tap sullo smartphone o un click da computer. La modalità “commercio elettronico” è a basso impatto ambientale, sicura e puntuale. Le vetrine da dove sbirciare per i nostri acquisti saranno quasi esclusivamente virtuali.
  • Banche e Finanza: da quanto tempo non entriamo in banca? Come eseguiamo pagamenti, transazioni, ricariche? Quante utenze passano sui nostri conti correnti senza che neanche ce ne accorgiamo evitandoci estenuanti file? Facciamo tutto dal nostro smartphone o dal computer, e sta diventando un’attività assolutamente normale. Probabilmente non arriveremo ad un sistema “bankless”, cioè alla banca non più come luogo fisico ma esclusivamente virtuale, tuttavia gli ingressi fisici all’interno di un istituto bancario o finanziario si trasformeranno piano piano in “accessi” gestiti da software e app. In concomitanza con l’aumento dei contagi da Coronavirus nel Stati Uniti, Wall Street ha deciso di chiudere il famoso Trading Floor, la sala degli scambi. Si lavorerà da casa, dal proprio computer, anche se traders, merchants e retailers già lo facevano da tempo. Abbiamo intervistato a tale proposito il responsabile dell’Innovation Technology di Credem Piergiorgio Grossi.
Ascolta “intervista piergiorgio grossi credem breve (online-audio-converter.com)” su Spreaker.
  • Intrattenimento e Cultura: 167 milioni di abbonati aggiornati al 2019 distribuiti in 190 paesi. Sono questi i numeri di Netflix, la piattaforma di intrattenimento streaming più diffusa al mondo. Anche solo questo dato è sufficiente per capire gli orientamenti delle persone per quanto riguarda le scelte sull’intrattenimento. Nello specifico quindi, sull’home entertainment, non ci sono praticamente dubbi e siamo quasi tutti d’accordo: con i televisori di nuova generazione dotati di tecnologia 8K e innumerevoli pollici, associati agli eccellenti contenuti delle piattaforme streaming dove è possibile personalizzare il palinsesto, l’utente sarà sempre più orientato ad accomodarsi nel salotto di casa che nelle sale cinematografiche. Quanto alla fruizione della cultura, della cultura tout court, dalle arti figurative agli allestimenti museali al teatro ai musei, ai concerti e alla lirica, quella cultura che ci fa rimanere estasiati davanti all’erotismo mistico di Santa Teresa d’Avila del Bernini o al movimento che, nel Guernica, Picasso è riuscito a realizzare in uno spazio bidimensionale, sarà una bella lotta da combattere con la realtà aumentata e immersiva.

Ovviamente, questi potenziali ma verosimili scenari non si realizzeranno da un giorno all’altro. Tuttavia, dovremo prenderli massimamente in considerazione alla luce dell’esperienza che stiamo vivendo a causa del COVID-19 e che ci vede costretti a cambiare comportamenti, abitudini, stili di vita, attività quotidiane. Sarà necessario superare le barriere neo-fobiche; attivare tutti i nostri meccanismi adattivi; pensare ad un nuovo ordine sociale.

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