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Il reale impatto climatico dello streaming video.

Il reale impatto climatico dello streaming video.

Emma Stewart, Netflix Sustainability Officer e Daniel Schien, Computer Science at University of Bristol raccontano la sostenibilità dell’intrattenimento online.

Redazione.

Qual è il reale impatto climatico dello streaming video? Alcuni studi hanno cercato di dare una risposta a questa domanda, ma non è facile trovare quella giusta. Mostrare un episodio di Tenebre e ossa sullo schermo di un abbonato richiede l’impiego di varie tecnologie in continua evoluzione: dai centri che ospitano i dati specifici all’infrastruttura per il collegamento Internet domestico fino all’energia elettrica che consente la visione del programma. Fino a oggi misurare queste emissioni ha richiesto svariate supposizioni sfociate in studi con stime imprecise che hanno creato falsi miti.

La soluzione è arrivata dai ricercatori dell’Università di Bristol, che hanno impiegato dieci anni per sviluppare uno strumento in grado di calcolare l’impronta ecologica dovuta allo streaming o ad altri usi quotidiani di Internet, come sfogliare le notizie. A differenza delle stime generiche usate negli studi precedenti, il calcolatore utilizza i più recenti protocolli scientifici per misurare le emissioni (ad esempio le analisi del ciclo di vita) e i dati provenienti direttamente dalle società di intrattenimento e multimediali che si affidano allo streaming. 

La ricerca è oggetto di un nuovo white paper indipendente pubblicato proprio oggi dai ricercatori di Carbon Trust che lavorano in ambito di sostenibilità. L’intero documento riportato qui fornisce informazioni interessanti, ma soprattutto quattro conclusioni risultano davvero fondamentali:

  1. L’impronta ecologica media di un’ora di streaming video in Europa è di circa 55 gCO2e (grammi di biossido di carbonio equivalente). Il valore è identico a quello per la cottura al microonde di quattro sacchetti di popcorn o tre usi di un bollitore elettrico nel Regno Unito.* Le supposizioni diffuse in precedenza sulle emissioni causate dallo streaming prevedevano un valore di addirittura 3200 gCO2e, cioè l’equivalente di 200 sacchetti di popcorn cotti al microonde. Una notevole differenza! 
  2. Regolare la risoluzione delle immagini incide in modo minimo sulle emissioni di carbonio. Per esempio, passare dalla definizione standard alla risoluzione 4K causa un aumento delle emissioni, portando un valore leggermente inferiore a 1g CO2e/h a uno di poco superiore a 1g CO2e/h. Perché? La connessione Internet è “sempre attiva”, pertanto l’energia aggiuntiva necessaria per trasmettere una risoluzione più alta all’apparecchio TV è marginale rispetto a quella richiesta per far funzionare costantemente Internet. Gli studi precedenti hanno sovrastimato questo aumento fino a 500 g CO2e/h. 
  3. Nonostante l’aumento dell’uso di streaming e Internet degli ultimi anni, il consumo energetico di queste attività è addirittura diminuito nel tempo. Tale fenomeno è dovuto al fatto che i centri dati, Internet e i fornitori di servizi sono ormai in grado di assorbire una domanda maggiore senza consumare più energia, aggiornando continuamente le loro apparecchiature per migliorare l’efficienza energetica, oltre a comprare e usare più elettricità rinnovabile. Il white paper guarda alle tendenze del passato per dipingere il quadro attuale. 
  4. I dispositivi di consumo (TV, laptop/PC, smartphone, tablet) costituiscono più della metà delle emissioni di carbonio derivanti dallo streaming (oltre il 50%), rispetto ad altri componenti come i centri dati o il servizio Internet, quindi il dispositivo su cui si sceglie lo streaming e l’uso di energia rinnovabile a casa possono avere un notevole impatto sulle emissioni e sul relativo consumo. I dispositivi, compresi gli apparecchi TV, stanno diventando sempre più efficienti dal punto di vista energetico.

Netflix e altre società hanno usato il calcolatore nell’ambito diDIMPACT, un progetto di collaborazione tra società di intrattenimento e multimediali e ricercatori dell’Università di Bristol. Di recente Netflix ha analizzato i suoi dati con questo strumento di calcolo e ha scoperto che le emissioni di un’ora di streaming mondiale sono ben al di sotto di 100 gCO2e, ovvero meno della guida di un veicolo a gas per 400 metri.* Questa cifra include le reti elettriche a più alta intensità di carbonio in aree geografiche come Stati Uniti, America Latina e Asia-Pacifico. Si tratta di un valore leggermente superiore a quello indicato da Carbon Trust, che però è specifico per l’Europa, dove la rete elettrica risulta essere a minore intensità di carbonio.*

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La validazione dello strumento da parte della ricerca di Carbon Trust ci ha avvicinato ulteriormente alla valutazione accurata e coerente dell’impatto climatico dello streaming, indipendentemente dal fatto che si tratti di centri dati, provider di servizi Internet o produttori di dispositivi e società di intrattenimento e multimediali che si affidano allo streaming. Comprendere meglio questa impronta significa potersi concentrare ulteriormente sulla riduzione delle emissioni a livello industriale, nazionale e mondiale.

*Questi raffronti variano a seconda del paese e dell’intensità di carbonio della rete nazionale degli utenti.
*Questi raffronti variano in base al paese.
*Solo di recente questa valutazione ha iniziato a tenere in considerazione l’impatto del consumo elettrico durante l’uso. Le altre fasi che i ricercatori del ciclo di vita mirano a indagare più approfonditamente sono la produzione e il periodo di fine ciclo dei dispositivi.

Emma Stewart, Ph.D. è la prima Netflix Sustainability Officer, ruolo che riveste da ottobre 2020. Ha conseguito un Ph.D. presso la Stanford University e un B.A. Honors alla Oxford University. Prima di approdare a Netflix ha ricoperto un ruolo di direzione presso il World Resources Institute, è stata direttrice delle soluzioni di sostenibilità presso l’azienda leader di software Autodesk, dove ha contribuito a stilare il primo obiettivo climatico basato sulla scienza, e ha fondato il dipartimento di ricerca e sviluppo presso Business for Social Responsibility. Ha contribuito anche a molteplici libri e ha insegnato un corso intitolato “Intrapreneurship for Sustainability” presso UC Berkeley e Stanford University.

Daniel Schien, Ph.D. (pronomi maschili) è Senior Lecturer in scienze informatiche (professore associato) all’Università di Bristol, in Inghilterra. La sua ricerca mira a migliorare la nostra comprensione dell’impatto ambientale delle tecnologie informatiche e della comunicazione (ICT) e la riduzione di tale impatto. Daniel e il suo team hanno sperimentato nuovi metodi e strumenti per valutare l’impronta ecologica dei media digitali applicati dalle principali società internazionali multimediali per più di un decennio.

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